Tavola del fr:. R:. Baz:.

Nella trasmissione del 1 marzo 2015 di Uomini e profeti, Rai Tre, si svolse un’intervista con Massimo Bucciantini, professore di Storia della Scienza a Siena, riguardante il suo libro “Campo dei Fiori, storia di un monumento maledetto”, Einaudi, 2015.

Fu un’occasione per trattare del rapporto a volte drammatico dell’esperienza religiosa con il potere, come ricordano le varie distruzioni delle statue di Budda in Afganistan, del museo di Musul, ecc. La statua di Bruno, sebbene non distrutta è un monumento che conserva memoria di una lacerazione, di una frattura tra religione e libertà.

Il testo.

Il libro di Bucciantini è la biografia di una statua non di Giordano Bruno, e l’idea della pubblicazione gli derivò da una riflessione di Robert Dalton storico dell’illuminismo che afferma “gli uomini pensano con gli oggetti, con ciò che la cultura gli mette a disposizione come ad esempio fiabe e cerimonie”, e la statua, in questo caso, diventa un punto di memoria, della storia d’Italia ancora vivo.

Il monumento di Giordano Bruno rappresenta un eroe popolare e martire, anticipatore della scienza moderna, e la sua costruzione è il frutto di una battaglia laica, la prima dopo Porta Pia.

La statua fu eretta a Campo de’ Fiori “lì dove il rogo arse”, come è scritto alla base del monumento, dopo una battaglia di tredici anni, iniziata nel 1876, con l’amministrazione clericale romana conscia che essa avrebbe minato il volto della piazza, fino ad allora considerata teatro di riti e cerimonie, e quindi avrebbe messo in discussione l’immagine del potere religioso

L’inaugurazione avvenne il 9 giugno 1889, e si inserì in un contesto mondiale che costruiva simboli alla libertà: tre settimane prima a Parigi era stata eretta la torre Eiffel, detta Tour de la Liberté, e da tre anni in America era stata costruita la Statua della Libertà.

Mentre nell’ambito internazionale le parole d’ordine sono libertà, scienza e progresso, in Italia non c’è la stessa attesa del futuro e il confronto con il passato è diverso rispetto ad America e Francia perché è rappresentato invece che da monumenti snelli o graziosi, nell’immagine di un frate severo.

Roma non è percepita come la capitale del nuovo stato (il primo monumento fatto dallo stato Italiano sarà quello dei fratelli Cairoli del 1883), e all’epoca la questione romana era ancora un problema aperto per cui fare una statua ad un eretico diventò un gesto di sfida che andò oltre le attese dei suoi produttori.

L’idea venne a un esule francese Armand Levy, comunardo, socialista ebreo, che testimoniava i legami della statua con i principi della rivoluzione francese.

Quello definitivo è il secondo bozzetto. Il primo fu eseguito da Ettore Ferrari, scultore massone e mazziniano, e il primo bozzetto di Bruno rappresentava un profeta; il secondo, quello attuale, rappresenta un filosofo che guarda in direzione di San Pietro.

E’ una statua massonica anche se i primi sostenitori furono gli studenti che infiammati da Armand Levy organizzarono un comitato per la sottoscrizione di fondi per la costruzione del monumento a cui partecipò anche Garibaldi. Furono gli studenti a definire la posizione della statua nella piazza e rifiutarono la proposta dell’amministrazione comunale, di collocarla, nascosta, nell’atrio dell’Università.

Il pontefice minacciò di abbandonare Roma per rifugiarsi nella cattolica Austria, qualora la statua fosse stata scoperta al pubblico. Quando il Segretario di Stato Vaticano riportò tale intenzione del pontefice al Primo Ministro Italiano Francesco Crispi questi letteralmente rispose: “dica a sua santità che se dovesse andare via dall’Italia non potrà più ritornare”.

Per la cronaca, va ricordato che Leone XIII non abbandonò Roma come aveva minacciato, né il 9 giugno, che trascorse digiuno e in preghiera ai piedi della statua di San Pietro, né in seguito

Così il 9 giugno 1889 si svolsero molte manifestazioni per Giordano Bruno in tutt’Italia che però non produssero modifiche politiche nella lotta tra chiesa e laici, come avvenne in Francia dove nel 1905 fu abolito l’insegnamento della religione.

Ancora nel 900 si tentò di far spostare la statua addirittura negando che Giordano Bruno fosse stato condannato e spingendo alla ricerca di documenti storici che confermassero l’avvenuta esecuzione.

All’epoca dei patti Lateranensi i cattolici chiesero la rimozione della statua e l’erezione al suo posto di una cappella di espiazione ma Mussolini forse per evitare disordini non volle che il monumento fosse rimosso e in un passo del discorso che tenne alla Camera dei Deputati il 13 maggio 1929: affermò:” Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è.”

Quali furono le ragioni del rogo di Bruno il 17 febbraio 1600?

La filosofia di Bruno rappresenta un pensiero di confine tra l’epoca rinascimentale e quella della rivoluzione scientifica sebbene egli avesse una concezione moderna e allo stesso tempo magica della filosofa.

I capisaldi sono il principio di vita materia infinita, cioè che la vita è matrice unitaria di tutte le cose; da cui discende che la natura di Dio e la natura delle cose coincidono, e ne derivano infiniti mondi. Questo è ciò che la sua filosofia non potrà abiurare.

Il Santo Uffizio cercò di evitare la condanna e di ottenere la sua confessione cosicché il rogo fu una sconfitta per la Chiesa perché Bruno non si convertì. Bruno ha perso ma ha vinto.

Il rifiuto di Giordano Bruno al pentimento, la sua tenacia nel difendere le proprie idee, la sua spavalderia nell’affrontare la sentenza di condanna con la risposta al Cardinal Madruzzo, che gliela leggeva, “Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”, ne hanno fatto un simbolo della libertà di pensiero, della volontà dell’uomo a lottare in difesa delle proprie idee.

Non si perde la memoria di Bruno.

La forza iconica di Giordano Bruno come simbolo “libertario” fu ripresa dal socialismo dei primi del secolo, che ne fece il protagonista di irriverenti canti rivoluzionari fortemente anticlericali in cui si diceva fra l’altro “…  se Giordano Bruno fosse campato non esisterebbe più il papato”. 

Bruno fece comunque breccia nella coscienza cattolica solo con il Concilio Vaticano secondo quando fu pubblicata l’enciclica di Paolo VI Gaudium et Spes dove inizia l‘apertura alla modernità. Un’apertura che però, per quanto riguarda il filosofo nolano, non si è ancora compiuta del tutto, stante la titubanza anche dell’attuale pontefice Francesco nel riconoscere almeno un eccesso persecutorio nei suoi confronti. Come dire che la Chiesa ritiene ancora giusta, o quanto meno giustificata, rapportata ai tempi, quella condanna e quel rogo.

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16 Febbraio 2017 e.v.

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