Masoneria

Si è spento nei giorni scorsi, all’età di 94 anni, Giancarlo Musi, decano dei massoni ferraresi e probabilmente dell’intera Emilia Romagna.

Iniziato nella Loggia Savonarola 104, la più “antica” dell’Oriente di Ferrara il 18 Marzo del 1952, ne era divenuto in seguito Maestro Venerabile.

Musi  era conosciuto anche come decano dei giornalisti ferraresi. Aveva cominciato la carriera negli anni Cinquanta alla “Gazzetta Padana”, passando poi al “Corriere della Sera” ed infine al “Resto del Carlino” come capocronaca di Bologna e inviato.

Dopo un lungo assonnamento, combaciato con il suo trasferimento professionale da Ferrara a Milano, Giancarlo Musi si era “risvegliato” l’anno scorso, dimostrando che il suo attaccamento alla massoneria non era affatto venuto meno negli anni.

Al momento del suo ritorno fra le colonne della sua vecchia loggia “Savonarola”, all’età di 93 anni, lo stesso Gran Maestro Stefano Bisi aveva inviato un caloroso messaggio ai suoi fratelli: “… Posso immaginare la sua emozione: lui iniziato più di sessant’anni fa, Maestro Venerabile per più mandati, poi lontano dall’Istituzione per più di cinquant’anni. E ora di nuovo al lavoro.. Abbracciatelo forte, voi della Savonarola, fategli sentire il vostro affetto; ascoltatelo per quello che vorrà condividere con voi della sua lunga esperienza. Ed esprimetegli il mio ringraziamento per aver scelto di tornare fra le colonne“. Nello stesso frangente il Grande Oriente aveva voluto insignirlo della prestigiosa onorificenza massonica: la medaglia “Giordano Bruno”.

Giancarlo Musi aveva anche fatto parte del Rito Scozzese Antico ed Accettato, raggiungendo il 32° Grado.

In campo giornalistico fra le sue più celebri inchieste figura quella sullo scandalo finanziario di Giuffrè detto “Il Banchiere di Dio” perché raccoglieva danaro irretendo soprattutto parroci e parrocchiani delle province emiliane, ed in particolare gli agricoltori del ferrarese, promettendo loro mirabolanti  (e fittizi) interessi. Musi firmò anche una famosa inchiesta su uno dei primi scandali dei medicinali in Italia.

Significativi anche i suoi servizi sull’alluvione del Polesine, nel 1951, spesso ripresi anche dalla stampa e dalle radio estere.

Come inviato del Carlino, infine, durante gli “Anni di Piombo” si è occupato più volte di terrorismo (i casi Dozier e Sossi).

Musi ha scritto anche diversi volumi tratti dalla sua lunga esperienza di cronista di “nera”, fra cui uno dei primi  libri-inchiesta sul traffico di droga in Italia, quando questo era ancora agli albori degli attuali racket internazionali, ed una vera e propria Enciclopedia del Crimine.

Era molto orgoglioso anche della sua esperienza giovanile di aviatore, che l’aveva portato a detenere un titolo nazionale universitario, al tempo delle Littoriadi.

Nell’immediato dopoguerra aveva tentato anche di organizzare e partecipare ad un avventuroso giro del mondo su un bimotore, residuato bellico, che doveva essere finanziato dal Resto del Carlino. Ma, all’ultimo momento, un guasto proprio  in fase di decollo dell’impresa, la mancanza di pezzi di ricambio e l’impossibilità di procurarsene (la guerra era finita da pochi mesi, e quel tipo di materiale era ancora “embargato”) misero fine al suo sogno. Musi con il cuore e con la sua attività giornalistica è stato comunque sempre vicino all’Arma Azzurra.

La notizia del decesso, avvenuto il 21 Febbraio scorso, è stata data dalla famiglia ad esequie avvenute, per espressa volontà dello stesso defunto.

NELLA FOTO: Giancarlo Musi in una foto degli anni ’60 a bordo di un’auto-radio del Corriere della Sera, allora un mezzo d’avanguardia del giornalismo in Italia.

.

.

 

Fonte

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos necesarios están marcados *

Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Vuoi ricevere le notizie da masoneria357?