Masoneria

Tavola del fr: V:. C:.

Per illustrare compiutamente quale sia il ruolo del Maestro delle Cerimonie è utile chiarire prima di ogni cosa perché, riunendosi in un Tempio, sia indispensabile ritualizzare i lavori.

Lo scopo principale del lavorare ritualmente consiste soprattutto nel cercare di creare situazioni che favoriscano la concentrazione mentale (non a caso la prima azione del Maestro delle Cerimonie è invitare i fratelli, prima ancora di entrare nel Tempio, a concedersi qualche attimo di riflessione in silenzio ed al buio).,

Senza adeguata concentrazione mentale sarà impossibile entrare in sintonia con gli altri e realizzare quindi un collegamento con l’Eggregore: forza invisibile alimentata da tutti i fratelli, forza capace di restituire la sua grande energia a quanti sapranno collegarsi ad essa.

Le funzioni di questo Dignitario sono quindi complesse e molto articolate, con incarichi e finalità molteplici. Ma il suo specifico compito è, come si è detto, quello di favorire la creazione e la gestione delle energie che vengono sprigionate durante i Lavori di Loggia.

Il Maestro delle Cerimonie esotericamente rappresenta “il cuore della Loggia”. Il cuore infatti, con le sue contrazioni muscolari, fa arrivare in ogni parte del corpo la quantità corretta degli elementi indispensabili alla vita. Esso è costituito da muscolatura striata e come tale dovrebbe sottostare al controllo della Mente (quindi per la sua struttura anatomica dovrebbe essere un muscolo volontario); ed invece non lo è! Rappresenta infatti un’eccezione non casuale.

Esso è involontario ed autonomo nel suo funzionamento. Qualcuno può riuscire a rallentarne i battiti, ma non a fermarlo.

Le funzioni che il Maestro delle Cerimonie svolge sono quindi due: exoterica ed esoterica.

La prima funzione richiede la conoscenza del Rituali dei vari Gradi (I, II e III) ma anche quelli di svariati eventi che si celebrano durante l’annata massonica.

E’ facile rendersi conto delle difficoltà di avere una sufficiente padronanza di tutti i Rituali anzidetti, ma in realtà ciò che conta – ed è auspicabile che si verifichi – è che si instauri una presa di coscienza della loro essenza, con il conseguente raggiungimento della consapevolezza delle azioni che si mettono in atto.

Ciò perché la “FORMA” divenga “SOSTANZA! e la funzione exoterica si trasformi in esoterica.

Per quanto riguarda quest’ultima, tutto si complica in quanto il Maestro delle Cerimonie deve adattarsi alle situazioni che si verificano prima, durante e dopo i Lavori Rituali.

Ma vediamo brevemente, più in dettaglio, quali sono le azioni che il Maestro delle Cerimonie compie ad ogni tornata:

  • Entra per primo, e da solo, nel Tempio. Dispone che tutti i simboli siano presenti, prepara ciò che serve, provvede alla purificazione dello spazio che servirà allo svolgimento dei lavori, accende i ceri.
  • Predispone i fratelli all’entrata rituale nel Tempio.
  • Davanti alla Porta del Tempio batterà tre colpi di bastone per richiedere al “Guardiano del Luogo Sacro” il permesso di entrare, risvegliando così la Forza Protettrice.
  • Tiene il bastone al centro con la mano destra sopra la sinistra, fino alla chiusura dei lavori, quando la posizione delle mani verrà invertita affinchè quanto è stato acquisito durante i lavori stessi possa più facilmente essere portato all’esterno, per essere messo a disposizione e beneficio dell’Umanità.
  • Cadenza la marcia di entrata nel Tempio con il ritmo cardiaco e SQUADRA così lo Spazio Sacro conducendo i fratelli a rispettivi posti (azione che approfondiremo in seguito).
  • Accompagna le Luci ed i Dignitari a svolgere le loro funzioni, prende il Fuoco e lo porta al Maestro Venerabile ed ai due Sorveglianti per accendere le tre luci.
  • Traccia il Quadro di Loggia.
  • Ad ogni Elevazione di Grado della Camera verifica che l’equilibrio energetico sia congruo.
  • Ha facoltà di chiedere l’interruzione dei Lavori qualora avverta uno stato di disarmonia che non riesce ad equilibrare.
  • Vigila sulla corretta ritualità e gestualità durante i Lavori.
  • Alla fine dei Lavori riordina il Tempio disperdendo le energie rimaste, indirizzandole al Bene dell’Umanità.

Il Maestro delle Cerimonie ha un collare dotato di un gioiello che rappresenta due aste incrociate ed il bastone, più volte citato prima, che caratterizza la sua carica e ciò che rappresenta.

Avendo già indicato le modalità di impugnatura, si può aggiungere che la mano destra rappresenta la Luna nella sua fasce crescente, mentre la mano sinistra rappresenta la stessa Luna nella sua fase calante (il suo uso corretto sviluppa armonia ed equilibrio energetico). E’ il simbolo che identifica “chi sa indicare il cammino”.

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Ho accennato prima che una delle azioni più significative compiute dal Maestro delle Cerimonia consiste nella SQUADRATURA DEL TEMPIO.

Egli infatti, dopo aver invitato i fratelli a sostare qualche attimo in silenzio e meditazione nella Sala dei Passi Perduti opportunamente oscurata, li invita ad entrare ed occupare il proprio posto fra le Colonne: prima gli Apprendisti, poi i fratelli Compagni, e quindi i fratelli Maestri (tutti si recano al loro posto rimandavi in silenzio ed in piedi), mentre Maestro Venerabile, Dignitari ed Ufficiali rimangono alla Porta del Tempio.

A questo punto il Maestro delle Cerimonie – seguito dal Venerabile, dal Primo e Secondo Sorvegliante, dall’Oratore, dal Segretario, dal Tesoriere, dall’ex Venerabile, dal Primo e Secondo Diacono, ed infine dal Copritore Interno (armato) – inizia la Squadratura.

Si procede in senso orario destro-centrico soffermandosi un istante ai punti successivi (dal Nordovest al Nordest, quindi al Sudest e infine al Sudovest) che vengono superati ad angolo retto.

Il corteo torna quindi al punto di partenza, superato il quale Venerabile, Dignitari, Ufficiali, ecc., man mano che giungono ai loro posti, lo occupano rimanendo in piedi.

Con la marcia rituale si costruisce una barriera magica che fa da protezione dal mondo profano ed ha quindi finalità apotropaica. Essa viene così eseguita (in senso orario) per rappresentare l’aspirazione dei Fratelli a compiere il cammino dall’Elemento Terra, a quelli di Aria, Acqua e Fuoco, cammino corrispondente alla Via Iniziatica (in chiave Alchemica); essa dovrebbe essere percorsa da tutti, ma il più delle volte lo spazio non è sufficiente perché ciò possa essere fatto (ecco perché entrano prima i fratelli non officianti).

Si crea uno Spazio Sacro e, portando al di fuori della percezione fisica le dimensioni spazio-temporali, si riproduce in Terra l’Ordine Cosmico. Si procede intorno al Pavimento a Scacchi ma si è proiettati verso la Volta Celeste, seguendo il movimento degli Astri.

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Squadrare il Tempio potrebbe anche significare “riconoscerne le misure” ed entrare ritualmente a Lavori già iniziati potrebbe voler dire “adeguarsi alle misure in uso nella Loggia”.

Una particolare importanza è attribuita dal Rituale del Primo Grado (del Grande Oriente d’Italia) al senso di marcia da tenere durante la deambulazione: deve essere destro-centrico (destrorso o “orario”) in quanto rappresenta un movimento che, partendo da Nord-Ovest (buio) segue il sorgere del Sole ad Oriente, e passando per il Meridione arriva ad Occidente dove il Sole tramonta.

Si tratta dunque di un percorso “Solare”. Infatti il corteo percorre e riproduce il movimento ciclico della Luce del Sole (dall’apertura dei Lavori alla loro chiusura, in una situazione di minor Luce). In questo modo le Luci della Loggia consacrano lo spazio come facevano gli antichi architetti e gli antichi sacerdoti quando tracciavano il perimetro di un nuovo tempio o addirittura di una nuova città.

La Squadratura serve in definitiva per delimitare un’area mentale e fisica,  nel tempo e nello spazio; per convogliare dentro di essa la concentrazione di tutti i presenti,

Ha lo scopo di “raccogliere”, concentrare, creando una sorta di occhio del ciclone che preservi quello spazio da interferenze esterne, e che al suo interno mantenga quiete, pace, armonia, il silenzio e la Luce.

Il Tempio Massonico, a differenza di quello religioso, non essendo perennemente consacrato necessità di una nuova sacralizzazione ad ogni tornata.

Per concludere questa mia disamina, mi fa piacere ricordare un episodio raccontatomi dal fratello G:. P:., e renderlo noto anche a tutti voi.

Egli qualche tempo fa ha avuto occasione di assistere allo spettacolo di un musicante scozzese, in strada, in una via di Ferrara. Quest’uomo prima e durante la sua rappresentazione ha continuato a “squadrare” la zona in cui avveniva la sua esibizione. Ed è riuscito a creare “un’atmosfera” estremamente coinvolgente, quasi magica, tanto da rimanere impressa nella mente di chi vi ha assistito.

Egli così facendo ha certamente inteso “riparare” quella zona da eventuali influssi negativi, in modo che l’esibizione fosse più avvincente possibile. Nelle sue intenzioni,  credo, anche il più benefica possibile, spiritualmente, per gli spettatori e per il luogo.

 

Ho detto

 

V:. C:.

 

20 Marzo 2017 e. v.

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Fonte

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