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Tavola del fr:. C:. Bo:. (R:. L:. Sol Invictus …. all’Or:. di Bondeno)

Nel 1979 sei giovani speleologi di Narni scoprirono casualmente quello che divenne in seguito un polo di attrazione turistica, e che oggi viene chiamato “Narni sotterranea”. Si tratta di quelle che furono le prigioni della Santa Inquisizione nel XVIII secolo.

Tra i vari ambienti riportati alla luce, sicuramente quello che richiama maggiore attenzione e curiosità è una cella completamente ricoperta di graffiti fatti da un prigioniero di nome Giuseppe Andrea Lombardini, che vi appose la propria firma. Dopo non poche sorprese, e con l’aiuto inaspettato di tante persone presenti al momento giusto e nel posto giusto, fu possibile ricostruire la storia di quest’uomo.

Giuseppe Andrea Lombardini fu caporale delle guardie del Sant’Uffizio di Spoleto. Secondo gli atti ritrovati in seguito all’apertura pubblica dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (nota prima con il nome di Santa Inquisizione), egli fu arrestato e processato nel 1759 con l’accusa di tradimento, in quanto pare che aiutò a fuggire di prigione un collega accusato di aver insultato il Vicario del Sant’Uffizio. Nella cella in cui fu trasferito, presso un convento di Narni, tracciò sulle pareti una sequenza di graffiti che hanno sfidato il tempo.

Ancora oggi, scendendo in quei luoghi austeri si può percepire la sofferenza della detenzione. Entrando però nella cella di Lombardini le sensazioni sono diverse. Negli altri ambienti le grida e le false confessioni strappate con violenza inaudita da quello che doveva essere il tribunale di Dio hanno permeato ogni pietra. Nel luogo di detenzione del caporale, invece, traspaiono la forza, la determinazione e la ferma rinuncia alla rassegnazione.

Tentiamo anche solo per un istante di immaginare la situazione in cui si trovò. Non siamo ai tempi nostri, ma a quando la galera era veramente galera, tanto più che era gestita da esperti della tortura. Eppure il nostro caporale cercò di ricreare intorno a sé un ambiente che potesse in qualche modo sollevargli l’animo.

E che cosa scelse a tale scopo?

Se osserviamo le iscrizioni fatte nella sua cella possiamo chiaramente ritrovare simboli a noi ben noti quali il sole e la luna, presenti ad Oriente nel nostro Tempio, o il gallo, come quello del gabinetto di riflessione, oltre a varie altre immagini allegoriche di carattere esoterico. Anche se tutte le altre figure sono mischiate a date o parole, che poco appartengono alla nostra Istituzione, quando si varca la soglia di quella cella, sembra comunque di entrare in un Tempio massonico, o in ogni caso a quello che agli occhi di Lombardini poteva rappresentarlo.

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I più recenti studi sulla vicenda hanno portato alla luce alcuni particolari di rilevante importanza. Pare infatti che Lombardini fu effettivamente un Fratello libero Massone, e pare che il Maestro che lo iniziò fu proprio quel suo collega che aiutò ad evadere dal carcere.

Ricordiamo che la Massoneria ed i Liberi Muratori ad essa affiliati furono scomunicati da Papa Clemente XII a soli 21 anni dalla sua nascita, cioè nel 1738.

Altri 21 anni dopo Lombardini fu arrestato e recluso in una cella del Sant’Uffizio, quando ancora essere scomunicato aveva un valore, e la scomunica veniva usata dalla Chiesa come una vera e propria arma.

Nonostante tutto, il Fratello Lombardini pensò di reagire allo strapotere temporale e di sbattere in faccia ai propri aguzzini la sua appartenenza all’Ordine ed il suo credo.

Un solo muro lo separava dai suoi carcerieri e dal luogo in cui essi esercitavano le loro opere di convincimento coatto. Questo muro divenne per lui una separazione ben più che fisica. Rappresentava ciò che dovrebbero rappresentare per noi le Colonne all’ingresso del Tempio: un limen, ovvero quel limite invisibile ma invalicabile, al di là del quale bisogna lasciare tutto ciò che possa turbare il nostro animo.

Ricordiamoci dunque, quando oltrepassiamo quelle Colonne, di lasciare fuori i metalli, i rancori, i pensieri impuri, la disarmonia. Guardiamo il Testimonio, che rappresenta il lume dei Fratelli passati all’Oriente Eterno. In esso brilla ancora la Bellezza dell’anima, la Forza dello spirito, e la Sapienza dell’intelletto dei Fratelli che ci hanno preceduto, e quando tracciamo il quadro di Loggia, lo stiamo facendo sulle loro ceneri.

Certo noi non ci troviamo ai tempi di Lombardini, tempi in cui si giurava di versare sangue per le cause giuste, e lo si faceva veramente, ma almeno dovremmo renderci conto della fortuna che abbiamo. Possiamo entrare in un Tempio massonico senza essere messi alla gogna.

E a chi sostiene che in qualche modo ancora oggi siamo ghettizzati e che la gogna a cui siamo sottoposti esista ancora, anche se mediatica…potrei ricordare che poco più di 250 anni fa un nostro Fratello, e come lui tanti altri, fu incarcerato, condannato e torturato, e nonostante tutto cercò di ricreare il Tempio massonico nel suo luogo di detenzione.

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Ho sentito parlare di coraggio massonico ai tempi nostri, ma quello di un uomo rinchiuso nella tana del lupo che non si dà per vinto e che con tutte le sue forze continua a far valere la propria verità, e quello di chi non teme di farsi vedere in piazza con un grembiule addosso…in cuor mio non è paragonabile.

Cosa penserebbe di noi e della Massoneria moderna Lombardini? Lui che versò veramente sangue e rischiò la vita per un suo Fratello e per l’Istituzione? Lui che non rinnegò il suo essere Massone, ma che anzi ne fece un punto di forza ed orgoglio?

Caro Giuseppe Andrea, oggi vedresti Fratelli che ambiscono a cariche con nomi altisonanti, e che se non sono in grado di ottenerle girano i tacchi e cambiano Oriente. Vedresti Fratelli che hanno scelto la Via Iniziatica per poter spianare la strada ai propri interessi metallici. Vedresti il ritorno della caccia alle streghe, perché ancora oggi, come ai tuoi tempi, essere Massone da fastidio a molti. Se ti sedessi qui tra noi, ora, i Fratelli con più esperienza di me potrebbero raccontarti come, per colpa di pochi sedicenti Fratelli in cattiva fede, ancora oggi paghiamo le conseguenze delle loro azioni. Ti potrebbero raccontare di come la nostra Istituzione sia stata strumentalizzata e abbia perso poco a poco credibilità agli occhi dei profani.

Però, caro Fratello, vedresti anche quali frutti hanno dato i semi piantati da persone come te. Vedresti istituti quali gli Asili Notturni e la FISM prosperare da anni e fornire cure e riparo ai bisognosi. Troveresti tra le Colonne dei Fratelli orgogliosi di esserlo e che non si nascondono, perché non hanno niente da nascondere. Troveresti Fratelli che operano silenziosamente, senza cercare riconoscimenti pubblici. Forse vedresti ripagato in molti di noi il frutto delle tue sofferenze, vedresti nei loro occhi la fiamma che brillava nei tuoi, e saresti ancora una volta orgoglioso del tuo essere Massone. Potrei raccontarti di come un Fratello, per evitare imbarazzo all’Istituzione abbia deciso di andare in sonno per mai più risvegliarsi, ma ricordando ogni giorno quanto fosse stato importante per lui il Lavoro tra le Colonne. Allo stesso modo potrei parlarti di un altro Fratello che in sonno da lustri, sentendo avvicinarsi il momento di passare all’Oriente Eterno abbia deciso di risvegliarsi per presentarsi davanti al Grande Architetto cingendo con orgoglio il proprio grembiule.

Ora tocca a noi risvegliare il nostro orgoglio e smetterla di nasconderci dalle istituzioni che in maniera illegittima ci perseguitano. Tocca a noi uscire dalle Colonne del Tempio e portare ai poveri profani che ancora ci giudicano in maniera sbagliata un po’ della Luce che abbiamo acquisito con il confronto costruttivo dei nostri Lavori. Dobbiamo farlo, non per dimostrare qualcosa, non perché ci sentiamo in obbligo di farlo, ma perché abbiamo promesso di lavorare per il bene dell’Umanità.

Certo che cercare di portare Luce là dove regna l’oscurantismo ed il buio del pregiudizio è frustrante. Se le cose andranno peggio per la nostra Istituzione, spero solo di dimostrare la metà del tuo coraggio, e di ricordare a me stesso e ai miei Fratelli che siamo qualcosa di più che un gruppo di amici che si ritrova un paio di volte al mese, voglia permettendo, per filosofeggiare un’ora aspettando di andare a mangiare una pizza assieme. Un tempo la Massoneria scavava profonde fondamenta per erigere solide e alte mura di difesa alla Libertà.

Volgiamo lo sguardo verso il Testimonio prima di uscire dal Tempio questa sera, e cerchiamo di vedere in quella fiamma la luce degli occhi di un uomo incarcerato che non si vergognava di gridare al mondo “SONO UN MASSONE”. Poi domandiamoci cosa ci sia di vergognoso nel lavorare su noi stessi e per il bene dell’Umanità.

I tempi cambiano. Gli ideali cambiano. I Massoni cambiano. Purtroppo.

 

C:. Bo:.

 

Per gentile concessione della R:. L:. Sol Invictus nr.     all’Oriente di Bondeno

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Fonte

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