Masoneria

Tavola del fr:. E:. Sof:. passato all’Oriente Eterno nel 2012 (dall’archivio storico della R:. L:. Giordano Bruno 852 all’Oriente di Ferrara, 17 Ottobre 1989).

L’approccio al tema di questa tavola non ha, da parte mia, alcuna pretesa di professionalità storica, ma è da interpretarsi piuttosto come l’inizio di una metodologia cognitiva.

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I Templari se da un lato hanno sempre stimolato l’interesse degli storiografi, dall’altro continuano ad esercitare estrema curiosità e profondo fascino anche da parte di lettori meno dediti all’argomento.

L’apice della curiosità per tali letture è stato raggiunto, nel senso letterale della parola, con la pubblicazione del “Pendolo di Focault” di Umberto Eco, manifestandosi esternamente con un crescente afflusso di acquirenti alle sezioni esoteriche della varie librerie come mi è stato confermato dagli stessi esercenti.

Mi è sembrato pertanto di pertinenza un interrogativo: interesse per i Templari o curiosità per il templarismo?

Interesse per la storia o non piuttosto per quel che di misterico o miteriosofico accompagna questa storia cos’ accuratamente stimolato da contanta magistralità?

Personalmente sono propenso a dar credito alla seconda ipotesi non costituendo certo novità  il fascino esercitato dalle leggende e, nella fattispecie, da una misteriosofia  che è stata chiaramente relazionata al nostro Ordine Massonico (che di maligna curiosità è sempre stato oggetto) sia pur anche come ipotesi romanzata.

Ed è proprio su questo punto che ho tentato di focalizzare la tavola di questa tornata: misteriosofia romanzata o verità mimetizzata, e fino a che punto?

Prima di introdurmi nell’argomento intrinseco, mi sembra indispensabile, solamente attraverso brevi cenni, riassumere la storia dell’Ordine Templare.

Mi è di aiuto e stimolo iniziare da una definizione di quest’ultimo riportata in una vecchia cronaca che così recita: “LA STORIA DI UN ORDINE CHE LA CARITA’ FECE NASCERE, LA NECESSITA’ ED IL BISOGNO INGRANDIRONO, POTENTE PER LE SUE RICCHEZZE, CELEBRE PER IL VALORE, FELICE IN ORIGINE, OPPRESSO DALLA CALUNNIA; ANNIENTATO DALL’AUTORITA’ DI DUE POTENZE”.

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“LA STORIA FECE NASCERE… “

Se si considera la situazione interna del nuovo Regno di Gerusalemme dopo la prima Crociata (Gerusalemme cadde in mano cristiana nel 1099) si ricava l’impressione che non fosse proprio delle migliori…

La masse di popolo approdate con i Crociati (contadini, artigiani, commercianti) non si mostrarono in grado di esercitare alcuna funzione militare, per cui veniva a mancare quel supporto indispensabile, sotto il profilo tecnico, per consolidare le strutture del regno.

Era in gioco non solo l’incolumità dei pellegrini ma anche la sopravvivenza dei villaggi assediati dal brigantaggio.

I Crociati praticamente erano prigionieri nei luoghi da essi stessi conquistati!

L’offerta quindi di UGO DE PAYNS e di altri otto Cavalieri che si dichiararono disposti a difendere i pellegrini, offerta dettata da un ideale religioso-cavalleresco, trovava la più ampia disponibilità non solo in Re Baldovino II, ma anche nel Patriarca di Gerusalemme JERMOND DE PIGUIGNY.

E poteva anche essere vero!! Questo nel 1118 o nel 1119.

A questo proposito alcuni autori interessati all’argomento avrebbero avanzato l’ipotesi, ad esempio, che la missione in Terrasanta di questi Cavalieri celasse un diverso scopo, e qui entriamo in quel sottofondo misterico al quale prima accennavo, cioè cercassero in quel luogo dove prima sorgeva l’antico Tempio di Salomone, l’Arca dell’Alleanza che doveva contenere le Tavole della Legge, le Tavole del Logos, del Verbo, della Ragione, della Misura, del Rapporto, del Numero…

Ho fatto tutto con numero, con misura e con peso”, dice l’Eterno nella Genesi. Nel linguaggio attuale si direbbe delle Tavole della Legge che sono le “Tavole dell’Equazione dell’Universo”.

Tutto questo poteva ben trovare corrispondenza nell’Ideale dell’epoca, teso alla ricerca del Sacro Graal.

Per avvallare tale ipotesi questi autori mettono in relazione vari fattori: i viaggi in Terrasanta di Ugo de Payns e di un importante personaggio, il Conte Ugo di Champagne nel 1104  nel 1114, i contatti di quest’ultimo con Stefano Harding che era l’Abate di Citeaux, la preparazione di tutto il monastero nell’interpretazione di testi ebraici avvalendosi della collaborazione dei più colti rabbini della Borgogna, la donazione da parte dello stesso Conte di Champagne di un ampio territorio nella foresta di Bar-Sur-Aube per costruirvi quell’Abbazia di Clairvaux che andrà sotto la direzione di S.Bernardo, il fatto che Re Baldovino II trasferisse la sua residenza nella cittadella della Torre di David, lasciando tutto il territorio dell’antico Tempio di Salomone alla residenza dei Cavalieri e che questi ultimi per nove anni, vale a dire dal momento del loro insediamento fino al Concilio di Troyes nel 1128, non si impegnarono mai in alcuna operazione militare.

Si insiste sul ruolo svolto dal Conte Ugo di Champagne il quale raggiungerà i Cavalieri in Terrasanta nel 1126 dopo aver ripudiato moglie e figlio ed aver donato ogni suo avere a Citeaux.

Coincidenza comunque abbastanza strane che consentono quale dubbio sullo scopo reale della missione dei Nove Cavalieri.

A questo proposito Guglielmo di Tiro, che all’epoca fu attento cronista dei Templari e non certo tenero nei loro confronti, così scrive: “per nove anni essi rifiutarono ogni compagnia, ogni reclutamento, ad eccezione del Conte Ugo di Champagne nel 1126”.

Sembrerebbe pertanto che questi dieci Cavalieri (con l’aggiunta, appunto, del Conte di Champagne – ndr) non fossero in quel luogo per la semplice salvaguardia delle strade e per l’incolumità dei pellegrini, bensì per cercare qualcosa di nascosto sotto l’area del Tempio di Salomome e probabilmente proprio quelle Tavole della Legge che, come prima accennavo, potevano identificarsi in quel Sacro Graal, il quale, fra l’altro, non ha mai avuto alcuna materiale identificazione.

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“LA NECESSITA’ ED IL BISOGNO INGRANDIRONO, POTENTE PER LE SUE RICCHEZZE…”

La necessità ed il bisogno, questo certamente agli inizi, ma successivamente dopo il Concilio di Troyes e dopo che Ugo de Payns aveva percorso l’Angiò, il Maine, la Scozia e l’Inghilterra, e dopo che Goffredo di St. Omer con Pagano di Montdidier avevano attraversato a loro volta la Provenza, la Linguadoca e le Fiandree, ricevendo donazioni da vari sovrani e feudatari, il patrimonio dell’Ordine andò sensibilmente aumentando.

Se a ciò si aggiungono le Bolle Papali in loro favore, l’esonero dai pagamenti delle decime, le compravendite effettuate dagli stessi Templari, si può ben comprendere quanto enorme fosse divenuta la loro potenza economica in un tempo relativamente breve.

Questo viaggio di Ugo de Payns, durato circa un anno, aveva comunque un’ulteriore finalità, quella cioè di costituire il primo nucleo organizzativo del suo Ordine nella Cristianità d’Occidente come appoggio logistico, necessario alle imprese del Tempio in Oriente.

La politica espansionista dei Templari si manifesta espressamente attorno all’anno 1143 nell’impresa della cosiddetta “Riconquista Spagnola” con la carta a firma di Raimondo Berengario IV, nella quale viene pattuito fra quest’ultimo ed i Templari che la quinta parte delle terre di Spagna riconquistate ai Moreschi passavano a proprietà templare in cambio del loro aiuto militare.

 

“CELEBRE PER IL VALORE…”

Su questo nulla da eccepire, in quanto ben sette Maestri perirono in combattimento, altri cinque in seguito a ferite, uno nella cattività degli Infedeli, e l’ultimo, Giacomo De Molay, sul rogo, senza tener conto di quei Cavalieri che affrontarono torture e morte durante il processo a loro carico.

In tutto quattordici Gran Maestri su ventitré.

 

“FELICE IN ORIGINE…”

Sicuramente fu così agli inizi e nel momento in cui San Bernardo scrisse per loro “De Laude Novae Militiae” per sopperire con la sua penna autorevole alla conflittualità fra ideologia e morale (essere contemporaneamente monaci e guerrieri) che essi, nel profondo del loro animo, andavano quotidianamente sperimentando.

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“OPPRESSO DALLA CALUNNIA ED ANNIENTATO DALLA VOLONTA’ DI DUE POTENZE…”

 Certamente il processo cui vennero sottoposti i Templari fu iniquo. Così come furono in gran parte artefatti i capi d’accusa a loro carico, fra cui l’eresia, l’orgoglio, la sodomia, l’adorazione idolatra del Baffometto, eccetera; capi d’accusa creati dal Nogaret sulle testimonianze poco attendibili di alcuni templari, ma soprattutto da Esquieu di Floryan, Priore di Montfaucon.

Che alcune delle accuse imputate riguardassero alcuni individui non deve destare meraviglia trattandosi di una vasta collettività, ma che l’Ordine nel suo complesso e nella sua impostazione ne fosse coinvolto mi sembra altrettanto menzognero.

Dobbiamo sottolineare che fu soprattutto un processo politico, condotto con una procedura eccezionale, quella dell’Inquisizione.

Questo fu l’operato malefico di Guglielmo di Nogaret che agiva per conto della Corona Francese ben sapendo di utilizzare motivazioni a cui l’Inquisizione non poteva essere insensibile.

Il progetto di annientamento dell’Ordine Templare ad opera del re Filippo il Bello, consenziente Papa Clemente V,. rispondeva alla precisa logica non solo di impadronirsi dei beni materiali dell’Ordine stesso, ma anche di distruggere un’organizzazione che ormai era divenuta, per la propria potenza, uno Stato nello Stato, completamente sganciato dall’Autorità Regia.

Ad onor del vero che l’Ordine non godesse di grande popolarità da parte del Clero Secolare (i Templari rispondevano solo al Papa) non costituisce novità.

Sin dal 1154 il Patriarca di Gerusalemme lamentò l’abuso di privilegi da parte dei Templari.

Almarico I considerò addirittura l’idea di espellere l’Ordine dalla Terrasanta, dopo l’assassinio degli ambasciatori Ismaeliti.

Una delle più sorprendenti e profetiche critiche venne, e sembra strano, dalla penna di un abate cistercense, Isacco De Stella: “Questo nuovo e terribile Ordine militare… Noi non pretendiamo che tutto ciò che essi fanno sia sbagliato, ma insistiamo che ciò che stanno facendo può essere un’occasione di mali futuri”.

Papa Innocenzo III nel 1207 condannò formalmente l’orgoglio dei Templari e la sua Bolla, appunto, sull’”Orgoglio dei Templari” fornì la base, cent’anni dopo, per molte delle accuse contro di loro.

Clemente IV (1265-1268) li criticò per le immense fortune ed il loro orgoglio.

Gregorio X (1271-1276) accusò il Maestro Tommaso Berard di depravazioni non meglio specificate.

Storicamente però è possibile interpretare il declino templare negli ultimi anni del secolo XIII come la conseguenza inevitabile del tramonto dell’ideale crociato e se essi sopravvissero ancora per pochi anni dopo la caduta di Acri nel 1291 lo si deve solo ad un certo abbrivio storico che derivava da un immenso potere, dalla loro ricchezza e dal loro prestigio.

Il 14 Settembre 1307 Filippo il Bello ordinava l’arresto in massa dei Templari; il 22 Marzo 1312, con la Bolla Papale “Vox in Excelsis” (che così recitava in apertura: “Cum gravi cordis amaritudine et dolore, non  per modum definitivae sententiae… ecc.”) Papa Clemente V dichiarava lo scioglimento dell’Ordine.

La vicenda si chiudeva comunque drammaticamente il 18 o 28 Marzo 1314, a Parigi su un’isola della Senna, con la messa al rogo dell’ultimo Gran Maestro Giacomo De Molay.

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MasoneriaA questo punto entriamo in ciò che Umberto Eco ha romanzato, cercando di capire fino a che limite.

Entriamo cioè in quel fenomeno denominato TEMPLARISMO.

Dei 1500 Fratelli del Tempio molti erano già morti nel 1314 o morirono negli anni successivi in cattività.

Alcuni, riconciliati, furono ammessi negli Ospitalieri. Altri varcarono i Pirenei e trovarono asilo nelle capitanerie spagnole e portoghesi.

Nessuna condanna in Spagna ove essi continuarono ad osservare i voti che avevano fatto; solo il nome era cambiato in “Ordine di Montesa” o di “Montisco”.

In Portogallo grazie a Re Dionigi ripresero il vecchio nome di “Cavalieri di Cristo”.

 

In Francia i Templari di secondo rango (aiutanti, scudieri, fratelli di mestiere) trovarono impiego secondo le loro capacità, venendo accolti fra i “Compagni del Santo Lavoro”.

Anche se non perfettamente documentate sono numerose le fonti alle quali si collegano le origini del Templarismo.

Ad esempio la leggenda dell’esistenza in Scozia di una Loggia Massonica Operativa, la Loggia di Kilwinnig, alla quale appartenevano i costruttori di cattedrali scozzesi, che avrebbero accolto fra di loro alcuni Cavalieri Templari, maestri, architetti, sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello, e capeggiati da Pietro D’Aumont, Maestro Provinciale d’Alvernia.

Gli stessi avrebbero aiutato il re scozzese Robert Bruce a vincere la battaglia di Bannok-Burn, ed il Sovrano per compensarli avrebbe istituito a loro favore “L’Ordine dei Cavalieri di Sant’Andrea di Scozia”.

Ai gradi normali, riservati ai Liberi Muratori ed agli Architetti della Loggia, si sarebbero aggiunti quelli del nuovo Ordine, nei quali i neo-Cavalieri di Sant’Andrea avrebbero introdotto una presunta dottrina segreta dell’Ordine del Tempio esercitata in passato da una parte dei Cavalieri Templari e che, secondo Matter, si sarebbe basata su quattro punti fondamentali:

  • Stretto monoteismo
  • Rifiuto di riconoscere senza limitazioni la divinità del Cristo
  • Rifiuto del dogma della transubstaziazione
  • Antipatia per il sacerdozio della Chiesa e per alcune delle sue pratiche

Storicamente però il “trait-d’union” fra Massoneria e Templarismo si deve ricondurre ad Andrea Michele de Ramsay (che fu il vero propagatore della framassoneria di Rito Scozzese in Francia) il quale nel 1737 nel suo “Discours” collega esplicitamente questo movimento ai Cavalieri del Tempio.

E’ storicamente provato che il neo-templarismo di Ramsay ebbe subito successo e la sua formula Stuardista e Scozzese fu in parte adottata dal cosiddetto “Rito Riformato di Dresda” e dal “Capitolo di Clermont” trasformatosi poi, nel 1758, nel “Consiglio degli Imperatori d’Oriente e d’Occidente”, dal quale, secondo alcuni, si sarebbe sviluppata l’attuale Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, la cui vetta sarebbe rappresentata dai cosiddetti “Grandi Templari” culminanti nei gradi di “Cavaliere Kaddosh”, “Commendatore dell’Aquila Bianca e Nera”.

MasoneriaNel 1747 il Barone Karl Gotthel Von Hund, iniziato nel “Capitolo di Clermont” in Francia, fondò “L’Illustre Ordine di Stretta Osservanza Templare” rimettendo in piedi tutta l’organizzazione dell’Ordine del Tempio e che ebbe notevole importanza in Europa fino a circa il 1790, guadagnando a sé quasi tutta la Massoneria tedesca ed infeudando gran parte di quella francese.

Comunque l’organizzazione di Von Hund, dopo circa trent’anni di vita, si scisse in varie frazioni, per lo più a carattere nazionale, alcune delle quali sopravvivono ancora oggi in Gradi e Titoli inclusi in Riti Massonici di varia estrazione, ognuno dei quali si proclama il vero ed autentico conservatore della tradizione templare.

Sembrerebbe quindi assodato un certo tipo di rapporto fra Massoneria e Ordine del Tempio, almeno per quanto è dato consultare in testi non certo riservati.

Ma, fratelli carissimi, vi posso assicurare che una certa derivazione esiste ed è molto esplicitamente dichiarata.

Quel che non è sicuro è invece l’introduzione di una dottrina segreta dei Templari, ammesso che esistesse davvero e che ne fossero in possesso, il che anche se avesse trovato corrispondenza nella realtà non avrebbe potuto destare meraviglia considerando i profondi contatti con le correnti di pensiero islamiche perpetuatisi per molti decenni.

Un fatto è indiscutibile: che se l’interesse stimola la ricerca, e quest’ultima approda alla conoscenza di verità particolari, ciò non autorizza la loro divulgazione se non nella Sede, Rito e Grado di competenza.

Questa e solo questa può essere al momento la mia conclusione derivata dall’interesse personale pe l’argomento e dal desiderio di conoscenza, scevro da ogni presunzione, che altrimenti si sarebbe risolta in un “Volo di Icaro”, logica conclusione per ogni afflato di mera curiosità.

Mi piace citare un passaggio riportato da Eliphas Levi nel suo “Corso di Filosofia Occulta”: “Non passare mai a Beth se prima non hai ben conosciuto il significato di Aleph”.

Ma se ancora la nostra intrinseca necessità ci spinge ad andare alla ricerca del “da dove veniamo?”, “chi siamo?”, “dove andiamo?”, potrei assai modestamente proporre che: “proveniamo da un’equazione cosmica”, “siamo delle incognite”, ed “andiamo verso la Luce”.

Questo, beninteso, a livello individuale o quanto meno per quanto riguarda me stesso.

Il senso, invece, più corale della nostra identità ce lo indica ancora una volta Eliphas Levi: “La Terra è un punto nel cielo, l’Infinito è nelle nostre aspirazioni e nei nostri ricordi e se il corpo è pesante, la nostra anima ha le ali”.

Ho detto

E:. Sof:.

17 Ottobre 1989*

(*) Dall’archivio storico della R:. L:. Giordano Bruno n. 852 all’Oriente di Ferrara ed all’Obbedienza del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani.

 

 

 

 

 

 

Fonte

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